Conto deposito: un investimento sicuro

Monete di vario taglio e alcune banconote

Nel momento in cui arriva il momento di vagliare un investimento, può capitare di avere paura di perdere il denaro che abbiamo faticosamente messo da parte. Di conseguenza si cerca di comprendere quali sono realmente gli investimenti privi di pericoli.

Oggi vedremo uno degli investimenti più sicuri che si possono trovare in circolazione: il conto deposito. Questa forma di investimento garantisce una sicurezza che la maggioranza dei prodotti finanziari non può dare. Il più delle volte gli investimenti hanno un rischio, seppur basso in alcuni casi, di perdere una parte del capitale.

Vi sarà sicuramente capitato di effettuare un investimento, ritenendolo sicuro, e di vedere intaccato il vostro capitale o comunque di non aver ottenuto i rendimenti sperati. Ebbene con un conto deposito, queste situazioni non possono presentarsi.

Il conto deposito ha la caratteristica oggettiva di specificare a priori, il tasso di interesse di cui si sarà beneficiario. Prima di scegliere l’investimento, l’istituto di credito spiega le sue offerte in merito e indica precisamente il tasso di interesse applicato.

Che cos’è il conto deposito?

Il conto deposito è un prodotto bancario che consente di ottenere un interesse sul capitale depositato. Il cliente consegna un certa quantità di denaro alla banca e questa si impegna a custodirlo per un determinato periodo di tempo, riconsegnandolo alla scadenza assieme alla quantità d’interessi pattuita. In un certo senso si potrebbe definirlo come una sorta di conto corrente limitato, il cui unico intento per il correntista è ottenere un rendimento sul denaro depositato.

Tipologie di conto deposito

Esistono due tipologie di conto deposito: vincolato e libero. Come possiamo agevolmente evincere dalla denominazione, nel conto deposito vincolato il cliente non ha la possibilità di prelevare il proprio denaro. Nel caso avesse esigenza di svincolare i fondi, a condizione che l’istituto di credito lo permetta, dovrà corrispondere una penale e comunque perderà tutti gli interessi previsti. Queste condizioni non si verificano nel conto deposito libero, dove il capitale è sempre a disposizione del cliente ma il tasso di interesse è logicamente più basso.

Come aprire un conto deposito

Essendo un conto corrente a tutti gli effetti, seppur limitato nelle sue funzionalità, il conto deposito può essere concesso dalle sole banche, le quali sono tenute ad identificare il correntista secondo quanto disposto dalle normative antiriciclaggio imposte dal DL 231 del 21/11/2007.

Per aprire un conto deposito è obbligatorio che il cliente possegga un conto corrente tradizionale presso la stessa banca o in un altro istituto di credito. Le operazioni di deposito e prelievo saranno limitate al solo conto corrente collegato. Viene definito come conto corrente di appoggio o predefinito.

Solitamente i costi di apertura e chiusura del conto deposito sono gratuite. In alcuni casi la banca può offrire delle condizioni vantaggiose per il cliente, se questi opta per il vincolo del capitale.

Oltre al capitale da depositare, sono necessari solo altri pochi elementi: il conto di appoggio, un documento d’identità e il codice fiscale. Per quanto riguarda gli interessi, questi sono indicati nel contratto sottoscritto con la banca. La modalità di capitalizzazione può essere anticipata, nel senso che gli interessi vengono anticipati dalla banca al momento dell’apertura, oppure posticipata a date predefinite.

Tassazione e imposta di bollo

Il conto deposito è uno strumento d’investimento e come tale è soggetto alla tassazione del 26% sulle rendite finanziarie. Questa viene applicata sul tasso di interesse, da intendere sempre come tasso lordo. Nel momento in cui si andranno a confrontare le varie offerte di conto deposito, vi consigliamo un piccolo trucchetto per valutare il tasso netto: moltiplicare il tasso di interesse lordo x 0,74.

Inoltre va considerata l’imposta di bollo. Che cos’è? Si tratta di un tributo dovuto allo Stato, senza che quest’ultimo corrisponda una specifica prestazione. L’imposta di bollo sui conti deposito è stata introdotta con il Decreto Salva Italia, posto in essere durante il governo Monti.

L’imposta di bollo, attualmente, è pari al 2 per mille sull’importo depositato, senza importi minimi o massimi, ma per le persone giuridiche è fissato un tetto massimo pari a 14.000 €.

Quanto costa un conto deposito?

Facciamo un piccolo riepilogo sui costi connessi al conto deposito, fermo restando che le condizioni proposte variano da banca a banca. Alcuni istituti di credito, ad esempio, potrebbero prevedere spese per l’apertura del conto e per la sua gestione.

Probabilmente dovremmo pagare l’imposta di bollo, pari allo 0,20% della somma depositata. Perché probabilmente? In alcuni casi potrebbe farsene carico la banca, liberando il cliente.

Sicuramente ci sarà da pagare l’imposta sostitutiva sulle rendite finanziarie, pari al 26% degli interessi maturati, su base annua.

Il conto deposito è sicuro?

Come già detto all’inizio di questo articolo, il conto deposito è uno degli investimenti più sicuri che si possono trovare attualmente in circolazione. Proviamo a spiegarne anche i motivi.

Come molti di voi staranno pensando, il pericolo maggiore è che la banca fallisca o che non sia più in grado di restituire il capitale dei propri clienti. I conti deposito, con importi fino 100.000 €, sono garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Se state pensando poi al salvataggio delle banche dall’interno, attraverso il prelievo forzoso sui conti dei propri clienti, è doveroso sottolineare che tale eventualità non riguarda tutti i correntisti. Il prelievo forzoso può colpire solo alcune tipologie di investitori:

  • azionisti della banca
  • possessori di altri titoli emessi dalla bancario
  • titolari di obbligazioni subordinate
  • grandi imprese
  • correntisti con depositi superiori a 100.000 € (solo per il denaro eccedente tale somma)

Per quanto riguarda infine l’incognita di cambiamenti unilaterali delle condizioni contrattuali, il correntista è salvaguardato in quanto ha possibilità di recedere entro 60 giorni dalla notifica della variazione.

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