Investire in BTP

Investire nei BTP

I BTP, acronimo di Buoni del Tesoro Poliennali, sono delle obbligazioni emesse dallo Stato italiano per coprire i propri debiti. Praticamente, sottoscrivendo un BOT si presta del denaro allo Stato, che lo restituisce a scadenza del titolo, pagando gli interessi con cedole semestrali.

Lo Stato emette un numero di obbligazioni in proporzione al suo debito pubblico. Esistono poi diverse tipologie di obbligazioni governative, differenti per scadenza, emissione delle cedole e rendimento.

In questo articolo analizzeremo i BTP, obbligazioni caratterizzate da un durata medio-lunga, tasso fisso e una cedola staccata ogni sei mesi.

Questi fattori comportano che investire in BTP è conveniente nel momento in cui si prevede una flessione dei tassi d’interesse nel lungo periodo. Considerando che il tasso viene bloccato nel momento della sottoscrizione, il rendimento del titolo rimarrà superiore alla media dei mercati per tutta la decorrenza. Ovviamente se si sbaglia la previsione e i tassi salgono, si avrà sul groppone un titolo a scarso rendimento.

Per di più, capitalizzare nei BTP è conveniente anche qualora si preveda una flessione dell’indice dei prezzi al consumo, visto che questo parametro influenza i rendimenti delle obbligazioni. Un basso tasso d’inflazione spinge al ribasso i rendimenti delle obbligazioni e, al contrario, un’alta inflazione farà alzare i tassi.

Tipologie di BTP

Nel momento in cui parliamo di BTP ci riferiamo a strumenti economici che si diversificano principalmente per scadenza:

  • 3 anni
  • 5 anni
  • 10 anni
  • 15 anni
  • 30 anni

Oltre alla scadenza, i BTP possono differire anche per il loro funzionamento:

  • BTP standard, che abbiamo già analizzato
  • BTP€i, di recente introduzione. Si tratta di particolari BTP, indicizzati al tasso d’inflazione della zona euro. L’indicizzazione riguarda sia il capitale che la cedola e rappresenta una garanzia per il risparmiatore. Di contro, i rendimenti sono più bassi per controbilanciare il tasso d’inflazione
  • BTP Italia, introdotti più o meno nello stesso periodo dei BTP€i. Hanno scadenza e tasso fissi, ma l’adeguamento all’inflazione è su base italiana.

I BTP€i non hanno avuto molto successo in quanto, seguendo il tasso d’inflazione europeo, andavano in perdita rispetto all’inflazione italiana. Cosa significa questo? Per fare un esempio, se in Europa il tasso d’inflazione è al 3% mentre in Italia si attesta al 2%, il risparmiatore italiano che sottoscrive un BTP€i si ritrova con una perdita pari all’1% su base annua. Appare chiaro che questa tipologia di BTP è stata creata appositamente per gli investitori di nazioni caratterizzate da un’inflazione più bassa alla media europea.

Anche il Btp Italia è conveniente per l’investitore tedesco, in quanto l’inflazione in Germania è inferiore alla nostra.

Questo è uno dei motivi per cui lo spread è sceso durante il Governo Monti (e la contemporanea comparsa dei BTP Italia). Come sappiamo, lo spread è il differenziale di rendimento, espresso in percentuale, tra i BUND tedeschi e i BTP italiani. Maggiore è il rendimento dei BTP e più si alza lo spread. È una buona notizia per i risparmiatori che sottoscrivono BTP, ma non lo è per l’azienda Italia, visto che lo spread è anche un parametro per misurar l’affidabilità di una nazione.

Speculazione sul conto capitale

Oltre alla cedola cioè un’ulteriore metodi di guadagno con i Btp che puntano alla speculazione sul conto capitale. Di cosa si tratta?

Abbiamo visto che nel momento in cui si sottoscrive un BTP, il suo rendimento sarà bloccato fino alla scadenza. E nel frattempo vengono emesse nuove obbligazioni governative, magari caratterizzate da rendimento maggiore.

Il risparmiatore che vuole liquidare il BTP in suo possesso non troverà acquirenti interessati all’offerta, questo è abbastanza evidente. Si dovrà quindi formulare un’offerta che vada a compensare il rendimento più basso rispetto a quello offerto attualmente dal mercato.

Supponiamo di essere in possesso di un BTP con un rendimento del 5% e che mancano 9 anni alla sua scadenza. Sempre per ipotesi supponiamo che nel frattempo i rendimenti siano aumentati dell’1%. Per trovare un acquirente interessato ad acquistare questo BTP, si dovrà abbasserà il valore nominale per coprire il disavanzo, per tutta la durata rimanente. In questo esempio il valore nominale sarà 91. Che calcolo abbiamo fatto? Un mancato guadagno dell’1% per nove anni, da sottrarre al valore nominale originario del titolo.

Sempre per ipotesi, supponiamo che nei due anni successivi (in cui incassiamo regolarmente le cedole), i rendimenti delle nuove obbligazioni siano del 4%. Siamo in possesso di un BTP che rende il 5% e mancano 7 anni alla scadenza, per cui a questo punto sarà il mercato a dover coprire il mancato guadagno. Il valore nominale del BTP sarà 107 e a conti fatti si è realizzato un guadagno del 16%, solo attraverso la speculazione sul conto capitale.

Pro e contro dei BTP

Ci sono sicuramente dei vantaggi ad investire nei Btp. In primo luogo si tratta di strumenti finanziari caratterizzati da un bassissimo profilo di rischio, soprattutto per quanto riguarda i BTP a breve scadenza. Sono poi titoli facilmente accessibili, infatti è possibile acquistare blocchi a partire da 1000€ in qualsiasi banca presente sul territorio nazionale.

Infine va considerata anche la tassazione agevolata rispetto a tutti gli altri strumenti finanziari, considerando che abbiamo un’aliquota pari al 12,5%

Di contro i BTP presentano degli svantaggi degni di nota, in particolare i bassi rendimenti. Rendimenti che negli ultimi tempi sono scesi ulteriormente a causa del quantitative easing messo in pratica dalla Bce. Consideriamo inoltre che si tratta di titoli che bloccano i capitali per periodi molto lunghi, esponendo il risparmiatore a numerose incognite, soprattutto se si scelgono BTP con scadenza trentennale.

Come si comprano i BTP

Come già abbiamo accennato nel paragrafo precedente, i BTP possono essere sottoscritti presso una qualsiasi banca che offra il servizio di deposito titoli. Si possono sottoscrivere fisicamente, recandosi di persona allo sportello oppure attraverso il canale della home banking, a condizione che si sia già aperto un deposito titoli.

In alternativa è possibile operare sul mercato secondario (facendo speculazione sul conto capitale) ma sempre a condizione di aver già aperto un deposito titoli presso la propria banca.

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